Mio fratello…

Mio fratello…
Mio fratello sorride sempre, non so come fa, c’è una strana leggerezza in lui che mi fa davvero invidia.
È un anno più piccolo di me, siamo praticamente cresciuti insieme, ricordo che da da piccoli mi aveva tirato un pugno sull’addome lasciandomi senza respiro per 10 secondi.
Mio fratello è la persona più fortunata che io conosca: trova soldi, cellulari, donne per strada… vince sempre le scommesse che fa, anche le più assurde e soprattutto ha parecchio culo a PES.

Mio fratello…
Mio fratello ieri sera ha dormito con jeans e felpa, un gesto un po’ inconsueto.
Ieri sera aveva sentito delle scosse di terremoto e si era fortemente preoccupato.
Si è svegliato nella notte e ha vissuto l’inferno, è stato in strada fino a questa mattina con solo jeans, felpa e cellulare.

Mio fratello…
Mio fratello studia Economia all’università dell’Aquila. Ora è in viaggio verso casa, i miei genitori lo aspettano a Pescara.
Mio fratello ha un’amica (l’ex ragazza) che grazie alla borsa di studio ha diritto ad una camera nello studentato; tutt’ora non si hanno ancora notizie di questa ragazza.
Mio fratello non ha più nulla.

Mio fratello…

Michele

Michele

Mio fratello vive!

Chi comincia male, finisce peggio.

Dove sono?” sì, sono in piazza Verdi, ma cosa ci faccio qui? Ora ricordo, devo incontrarmi con gli altri… dobbiamo andare a ballare in una discoteca. Sono raffreddato, mi servono dei fazzoletti. Eccolo, lì c’è un tabacchino, ci sto andando.
“Mi dai un pacco di fazzoletti?” – esco la 5 € per pagare.
“No mi spiace, non ho il resto” – mi risponde il tabaccaio.
“No dai, non puoi farmi questo” – io mentre pensavo al mio raffreddore.
“Mi spiace” – ancora il tabaccaio.

Vabbe’, ne scroccherò qualcuno. Intanto raggiungo i miei amici al “cicchettaro”. Il “cicchettaro” è un locale strano, ci si va lì solo per farsi cicchetti da un euro. A terra è sempre sporco, forse non puliscono mai, è sempre appiccicoso, la luce è fioca, crea un’atmosfera strana. Ci prendiamo da bere, un giro lo pago io, altri due lo pagano i miei amici, la serata era appena iniziata.

Siamo pronti per partire, ci mettiamo in macchina e ci avviamo verso la discoteca. Sembra una serata “normale”.
Arriviamo, ci prepariamo ad entrare. Il buttafuori ci dice che la nostra tessera ARCI deve essere rinnovata, costo aggiuntivo 3€. Lo facciamo, ormai eravamo in gioco, tirarci in dietro sarebbe stati da stupidi; e invece la stupidaggine fu proprio prendere questa decisione.
Ci fanno il rinnovo e ci chiedono 10€ per l’entrata, ovviamente solo ai maschi, per le donne la serata era gratis (ovviamente?!?). Entriamo… mi guardo attorno, da fuori la musica si sentiva altissima, ma dentro, sì dentro, c’era meno gente di quanta ce ne era in fila. Sono basito, dove cazzo siamo finiti?

Passa circa mezz’ora, ancora non arriva nessuno. Inizio a rompermi, voglio andare via. Ci avviciniamo all’uscita, il buttafuori ci vieta di uscire:
Non si può uscire prima dell’1” – queste le sue parole, aveva uno strano accento russo, ci allarga le braccia e ci chiude la strada.
“Come no, ma questo è sequestro di persona” – con una briciola di coraggio, cerco di contrastare quella belva da 140 chili.
“Non si può uscire prima dell’1” – ripete di nuovo, come fosse una macchina istruita a dire poche frasi. Vabbe’, mancavano 20 minuti, “non facciamo casino” – dico agli altri – “torniamo dentro“.

Finalmente arriva l’una, finalmente potevamo uscire. Eppure in quei 20 minuti era arrivata delle gente, decidemmo di aspettare ancora un po’.
Mi arriva una telefonata, un amico che aveva optato per un altro locale mi chiama per sapere dove eravamo andati. Lui si sta divertendo, noi no. Gli dico il nome del locale dove eravamo andati, lui incredulo mi risponde – “Ma come non lo sai? il venerdì lì è serata fattoni!” – come???? ma dai non ci credo… tengo la cosa per me, non dico nulla agli altri. Restammo lì.

Passa circa un’ora, sono più o meno le 2, finalmente il locale è pieno, ma c’è qualcosa che non va. Giah, sono tutti fatti, chi sotto pasticca, chi sotto acidi. Sono tutti nel loro mondo, mi trovo a disagio; provo quasi compassione per loro, specialmente quando vado in bagno e trovo un paio di ragazzi che stavano proprio male: uno completamente immobile, con le spalle a muro e con lo sguardo perso nel vuoto, è rimasto lì tutto il tempo; l’altro invece era così “preso” che non riusciva a stare fermo, si muoveva in continuazione, era così “euforico” che ad un certo punto, con tutto il fiato che aveva in corpo, ha tirato fuori un gran urlo, tipo tifo da stadio, peccato che eravamo in un bagno 3×4 e la gente non aveva maglie o sciarpe colorate. Mi dispiacque, specialmente per il primo tizio, era ridotto davvero male. Come ci si fa a ridurre in quello stato, cosa spinge questi ragazzi a diventare dei vegetali provando piacere? Non li capisco.

Torno in pista, uno dei miei amici mi invita a prendere una birra, accetto. Andiamo al bancone, in quei 10 metri di strada continuo a guardarmi intorno, continuo a vedere gente totalmente fuori. Uno schifo totale, in questo locale non ci tornerò più.
Beviamo e poi usciamo fuori a fumare una sigaretta. Ormai la serata era compromessa, non mi stavo divertendo per niente, volevo andare via. Inizio a proporlo a tutti, gli altri non sembrano molto d’accordo, specialmente le ragazze che non avevano ancora capito in che razza di posto eravamo finiti. Insisto, ma non mi danno più retta.
Finalmente dopo circa mezz’ora riescono ad aprire gli occhi, non so se è stato il tizio che è venuto da noi a chiedere se avevamo dell’MD o quell’altro che ha rotto un bicchiere scaraventandolo a terra proprio a 2 metri da noi. Sembrava comunque che anche a loro era passata la voglia di divertirsi. Usciamo.

Ci mettiamo in macchina, partiamo, il piano era tornare a casa per improvvisare uno spaghetto “aglio, olio e peperoncino”; bello, mi piacciono queste cose…

Mark, l’amico con cui avevo preso da bere, mette in moto l’auto. Ci avviamo pian piano cercando di fare dei commenti più o meno costruttivi sulla serata e sul locale; a chi più e a chi meno, la serata era comunque piaciuta. Mah..

Facciamo 100 metri, giriamo l’angolo. Cacchio, c’è la polizia. Ci fermano, ma per fortuna siamo «Ok». In realtà non c’era solo la polizia a fermare le auto, c’era anche l’esercito. Era un tipico scenario da guerra, sembrava di essere in Iraq dove i militari organizzano posti di blocco per assicurare la sicurezza ai cittadini, mai visto una cosa del genere.

Si avvicinano in 5, tutti con una torcia lunghissima in mano, ci guardano, ci studiano, illuminano tutti gli interni dell’auto, come se cercassero qualcosa. Se ne avvicina un altro, questo in mano non ha un torcia, ma un aggeggio strano. Si avvicina a Mark e gli dice:
“Soffi qui.” – era una specie di alcol test. Mark soffia e… cazzo, il coso ha segnato “arancione”, il tizio chiede al mio amico se avesse bevuto qualcosa, lui (diventato bianco dal terrore) si ricorda della birra bevuta meno di un’ora prima e gli risponde dicendogli la verità, cercando anche di fargli notare che le sue condizioni “psico-fisiche” erano del tutto normali. Il militare non vuole sapere storie, lo invita ad entrare nella camionetta della polizia, lì c’è la “vera” macchina per l’alcol test. Cacchio, di colpo iniziai a capire che eravamo nei guai.

Gli hanno fatto il test, ma non sappiamo come è andato, abbiamo visto solo che ha soffiato in un tubo. Ora stanno parlando, parlano… parlano.. parlano. Lui non fa neanche un cenno dalla nostra parte, sembra preoccupato. Noi restiamo in silenzio, aspettiamo tutti che venga a dirci “Tutto ok, possiamo entrare”.

Dopo 5 minuti si avvicina, torna in auto. È spaventato, troppo!. Ci sono dei problemi…
Leo, vieni con me” – mi fa. Ma che vuole da me ora?, esco e mi porta nella camionetta.
Sono positivo all’alcol test, il risultato è 0.72, provalo te: se sei negativo porti tu l’auto ed evitiamo che venga il carro attrezzi” – gli rispondo “Ok, proviamo.“. Mi danno un bocchino sigillato e mi ci fanno soffiare dentro. Soffio, soffio, soffio. Sto per svenire, mi hanno fatto soffiare per quasi un minuto. “Ok, basta così” mi fa il poliziotto che mi porse il bocchino pochi secondi prima. Aspettiamo ansiosi alcuni momenti in un silenzio imbarazzante, come facevamo a convincere i “tutori della legge” che aveva bevuto solo una birra? come potevano crederci?. Eccolo, arriva il risultato: “0.48”, che culo!
Te sei lì – lì” – mi fa il tizio. Ero OK, ci invitano ad uscire fuori, rifaranno il test a Mark fra qualche minuto. Aspettiamo e iniziamo a parlare, ero sorpreso della differenza del mio risultato mio con quello di Mark. Glielo chiedo, lui mi risponde che ha fatto qualche sorso dalla birra della ragazza 10 minuti prima che decidessimo di andare via. – “Porca miseria” – penso- “qui siamo nei guai per due gocce di birra, mentre in quel locale sono tutti fatti!!!” Ero incredulo.

Passano più o meno 5 minuti e richiamano Mark per rifare il test. Niente, purtroppo risulta nuovamente positivo. Gli inflessibili agenti preparano il foglio, spiegano al mio amico cosa gli aspetta “sequestro della patente per un periodo di tempo non molto chiaro neanche a loro, udienza in tribunale (penale!), sanzione fra i 500 e i 2000€”. O mio dio, stava dicendo tutte quelle cose senza neanche accorgersi di quanto fossero gravi rapportate alla quantità di alcol che avevamo assimilato!. Finiscono con lui e passano a me: “Da ora sei il responsabile legale dell’auto e dei suoi passeggeri. Andate a casa e non fate altre cazzate stasera.” Mi veniva da rispondere “quali cazzate scusi?“, ma non l’ho fatto. Avrei voluto fargli capire di quanto sia stupida questa cosa, una birra schifosa ci è costato caro, ma compresi subito che in realtà loro non avessero alcuna colpa, erano solo delle semplici persone che, oltre a rispettare la legge (come qualsiasi altro cittadino), dovevano anche farla rispettare per lavoro, il problema non erano loro, no… era la legge in sè. Ci rimettiamo in auto, questa volta sono io alla guida. Ci avviamo verso casa, eravamo sconvolti. E non avevamo più fame.

Riassunto di una giornata frenetica…

La giornata, o meglio “questo giorno”, non poteva iniziare peggio:

Ore 00.03: esco da casa (Bologna), dieci minuti dopo avevo l’autobus che mi avrebbe accompagnato in stazione per prendere il treno e tornare qualche giorno giù a casa.

Ore 00.05: arrivo alla fermata dell’autobus. Lì trovo 4 persone, tutte sui 30 anni, un po’ schive e assai “strane”; uno parecchio alto, con uno strano berretto in testa; un altro calvo e abbastanza robusto; gli altri due (uno vestito di bianco, l’altro di blu) erano di media statura, ma sembravano sapere “il fatto loro”… e sembravano avere tutti un particolare “accento bolognese”, stavano barbugliando qualcosa che mi era incomprensibile. Passarono pochi secondi prima che io mi accorsi che tutti erano uniti da una “fede comune”, una di quelle che ti prende da ragazzino e non ti lascia più, una fede per la quale (determinate persone) sacrificherebbero la propria vita: erano tutti e 4 tifosi del Bologna, appena usciti dallo stadio (a pochi metri da casa mia) e tutti con una gran rabbia dentro per i “benedetti” tre punti non conquistati (il Bologna perse con la Juventus per il risultato di 1-2). La cosa sembrava averli scossi totalmente, mai visto una mole di rabbia, delusione, e allo stesso tempo amore, amalgamata in un unico “strano” sentimento. L’incontro comunque non mi colpì più di tanto. Mi sedetti accanto loro cercando di capire cosa stessero bisbigliando…

Ore 00.08: (pochi minuti dopo)… Passano due strani ragazzi, avranno avuto più o meno la mia età (circa sui 20), erano entrambi a piedi: da uno di loro (vestito con jeans larghi e con un giubbotto nero) penzolava, lì dove finisce il cappotto e iniziano i calzoni, uno pezzo della maglia che aveva in dosso. Messi a fuoco, riconobbi subiti che non si trattava di una maglia qualunque, una di quelle che “prendi ed esci”; no.. era una maglia a strisce, era la divisa di una squadra di calcio ed era a colori Bianco e Nero. Proprio mentre realizzavo che si trattassero di due tifosi juventini, anch’essi appena usciti dallo stadio (ma questi un po’ più felici dei signori che avevo a fianco), uno dei “rosso-blu”, il più alto fra tutti, volse il suo sguardo sui due ragazzi. Lo vidi sgranare gli occhi, come se avesse visto qualcosa di orribile, qualcosa che avrebbe potuto nuocere a lui e ai suoi amici, come se avesse visto un nemico. Passò una frazione di secondi e il tizio, con tutta la forza che aveva in corpo, prese un gran respiro e gridò: “Ehi, bastardi! venite qui… aprite un po’ il vostro giubbotto”. Pensai fra me e me, ecco ci siamo… qui ci scappa una rissa. Per fortuna o per volontà divina, i due ragazzi non accolsero la provocazione del gruppo di tifosi bolognesi e a testa bassa, un po’ per dire “noi non siamo come voi” e po’ anche per paura di scontrarsi contro un gruppo più numeroso del loro, si allontanarono silenziosamente fra le urla dei bolognesi che gli schernivano con parole tipiche di chi non accetta una sfida: “Codardi, vigliacchi… venite qui!”. In pochi secondi, quello che avrei creduto fosse già il punto di non ritorno per un incontro/scontro fra due piccoli gruppi di tifoserie opposte, si risolse. Gli animi sembravano essersi pacati e gli uomini in “rosso e blu” continuarono il loro discorso incomprensibile, cercando di capire cosa loro campioni avessero sbagliato nel il match dei 90 minuti. Pioveva, la pioggia cadeva sempre più forte e la mia valigia si stava bagnando tutta. Tra le altre cose l’autobus non arrivava ancora, il che iniziava a preoccuparmi, visto che da lì a poco avrei dovuto prendere il treno. Immerso nei miei pensieri, non mi accorsi che stava per succedere qualcosa che mi avrebbe unito alla rabbia di quei signori accanto me. I ragazzi juventini, che prima sembravano aver dimostrato una netta superiorità non affrontando il gruppo di tifosi bolognesi, tornarono indietro e questa volta non erano a piedi, ma su un motorino bianco, armati sbranga e caschi. Non mi accorsi subito di cosa stesse succedendo, credo che neanche i signori affianco a me se ne fossero accorti, di fatto però questi due “pusillanimi” si avvicinarono a noi aumentando la velocità del mezzo. Ad una distanza abbastanza ravvicinata lanciarono le mazze contro il gruppo bolognese urlando a squarcia gola: “Ti ammazzo, stronzo!”. Non li colpirono, ma solo per pochi centimetri. Le armi recuperate di fortuna li sfiorarono appena, disegnando una traiettoria particolare, le mazze erano passate in mezzo, fra me e i “bolognesi”. Qualcosa dentro di me si accese, mi ero reso conto di poter essere coinvolto in qualcosa che io reputo assai fuori dal civil vivere, avrei potuto essere colpito da un gesto che non ho provocato e ne’ cercato. Mi alzai in piedi, presi un bel respiro e con la voce soave da mettallaro che mi ritrovo, intonai una “Vaffanculo, bastardi” insieme al gruppo dei “bolognesi”. Ok, non era il massimo della finezza (così come non lo è questo post), ma l’adrenalina aveva preso totalmente il sopravvento sulla mia “razio”.

Ore 00.18: arriva l’autobus, anche se con un po’ di ritardo, ma finalmente salgo su e mi dirigo verso la stazione.

Ore 00.42: ero già in stazione da qualche minuto, avevo avuto il tempo di fare il biglietto e di comprare una bottiglietta d’acqua frizzante per affrontare il viaggio …Un euro per una bottiglietta d’acqua, roba da matti… Ora mi trovavo di fronte i maxi schermi dell’edificio centrale, cercando di capire su quale binario sarebbe arrivato il mio treno. Eccolo! è il 9… mi incammino.

Ore 00:47: Arrivo sul binario, mi accendo una sigaretta, avevo ancora dieci minuti di tempo.

Ore 00:58: Preciso come un orologio svizzero, arriva il treno sorprendendomi totalmente. Mai visto un mezzo delle ferrovie dello stato così puntale. Mi ero rincuorato, l’episodio vissuto qualche minuto prima era già alle mie spalle, inserito per sempre nel cassetto dei miei ricordi più strambi. Salgo in carrozza per cercare di trovare un posto, ma succede qualcosa di strano, apro una porta e schiaccio il dito ad una ragazza. Le ho fatto male, devo scusarmi: “Scusa – le dico – non l’ho fatto apposta”, lei con degli occhi da angelo, mi guarda e mi dice che fa nulla. Pensai: “Mhmhm, gnocca la tipa, il posto me lo cerco dopo…”. Cercando di intavolare un discorso più o meno concreto con la dolce “fanciulla” a cui avevo quasi mozzato un dito, mi accorsi di una cosa strana…

Ore 01.05: … il treno non era ancora partito! Scendo, chiedo delle informazioni a qualche controllore.

Ore 01.08: Finalmente ne trovo uno, mi informo sul motivo di questa “sosta prolungata” nella stazione, lui mi risponde come una regola di iptables con “-j DROP”. Il mio sopracciglio, preso da un attacco di panico/nervosismo inizia a tremare senza sosta. Mi accendo un altra sigaretta e resto accanto al dipendente delle ferrovie per attingere notizie non appena gli fossero giunte.

Ore 01.13: Sul cartellone del binario, sul quale compaiono i nomi dei treni in arrivo, viene visualizzato il ritardo del mio treno: 20 minuti. La cosa potrebbe passare anche inosservata alla gran parte dei passeggeri, ma di solito questo annuncio “visivo” viene sempre accompagnato da uno “vocale”: una strana voce meccanica, che di umano non ha proprio nulla, avvisa la stazione che tutti i treni in partenza avrebbero subito dei ritardi più o meno lunghi. Arriva immediatamente una telefonata al controllore che avevo affianco, non ascoltai ovviamente la conversazione, ma qualcosa mi diceva che sarebbe stata una lunga nottata.

Ore 01.18: Il controllore smette di parlare al telefono e con aria di tutta impotenza bisbiglia fra sé e sé: “Non ci posso credere”, ci avvicinammo (nel frattempo, in parecchi passeggeri, incuriositi dalla sosta inaspettata, scesero dal vagone) e chiedemmo a gran voce “Perché non partiamo?” – più che gran voce, era un urlo di rabbia, come se dal tizio con il berretto siglato FS, dipendesse il motivo del nostro ritardo -. L’uomo ci risponde che è avvenuto un incidente a Imola, circa 30 km da Bologna. Un tizio, con il treno ancora in corsa, ha aperto un finestrino e si è buttato di sotto, tutti i treni diretti in quella direzione saranno bloccati per un periodo di tempo indeterminato. Ora il tremolio del mio sopracciglio era così forte che aveva iniziato a coinvolgere anche la palpebra dell’occhio. Mi calmo una nuova sigaretta, questa roba mi sta uccidendo.

Ore: 01.43: Ancora fermi, ho perso anche la “devochka” di prima. Una serata nera, la pioggia intanto cadeva ancora più forte. Il rumore delle le gocce, che cadendo sulla tetto di lamiera dei vagoni del treno, creava una strana atmosfera… iniziai a pensare a quel tizio, quello che si era buttato dal treno in corsa. Spero stia bene.

Ore: 01.54: Si parte! inizio a cercarmi un posto, il viaggio sarà lungo (circa 6 ore) e io sono stanco morto. Ho sonno, devo trovarmi una poltrona in uno scompartimento.

Ore 02.09: Con un po’ di fortuna riesco ad intrufolarmi fra alcuni ragazzi. Sistemai la valigia e mi misi comodo. In realtà, non riuscii a stare seduto eppure fisicamente ero distrutto: la mia stupida curiosità mi spinse a restare in piedi nel corridoio, attaccato al finestrino, fino alla stazione di Imola. Volevo vedere cosa fosse successo. Passammo la macabra meta dopo circa 20 minuti, i miei occhi, vuoti dello spettacolo che la mia mente aveva programmato, si affaticarono e mi costrinsero a ritirarmi. Mi sedetti nuovamente, misi la sveglia per le 6 del mattino e mi addormentai.

Ore 06.00: Suona la sveglia, ma non siamo ancora arrivati. Ci vorrà ancora un’ora per arrivare a destinazione.

Ore 07.08: Mi trovo al bar della stazione, ho comprato il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore per tenermi compagnia, devo aspettare ancora un’ora per prendere la coincidenza che mi porterà a casa, da lì ancora 30 minuti di viaggio per arrivare al portone della “domus”. Intanto cerco di riprendere le forze, ordino un cappuccio e un cornetto alla cioccolata. La barista, una signora extra comunitaria, mi prepara la colazione più buona degli ultimi mesi – “Perché a Bologna non fanno un cappuccio come questo?” -. La stanchezza si faceva sentire, avevo dormito poco e anche male. Mi sono svegliato innumerevoli volte, le dolci note di morfeo stroncate dal caos infernale delle rotaie che sbattevano contro gli arrugginiti binari; non era stata una notte facile.

Ore: 8.55: Mi trovo difronte il portone di casa, ho le chiavi in mano, sto per aprire. I miei sensi sono distorti dal dolce profumo di pane fresco che proviene dal forno accanto casa, è il profumo che mi ha accompagnato per anni, dall’infanzia all’adolescenza, dai giochi per strada con i ragazzi del quartiere quando ero bimbo, alle mattine che tornavo a casa dopo una notte passata interamente con gli amici del liceo. Furono dei begli anni, in una frazione di secondo quell’odore mi fece rivivere milioni di momenti indimenticabili. Strano come la voluta maturità e totale indipendenza si possano trasformare in un’arma a doppio taglio. Aprii la porta di casa e salii sopra. Lì trovai i miei genitori, felici di rivedermi – come dire – sano e salvo. Facemmo colazione insieme, mi risentii a casa, il calore familiare aveva totalmente eliminato la stanchezza. Ero contento di essere tornato, ero contento di ritrovarmi finalmente nel “nido”.

Ore 09.45: Avevo passato una bella mezz’ora con i miei, ora loro erano usciti a fare commissioni. Mi ritrovai solo a casa. Guardo l’orologio, è troppo tardi per andare a letto. Lo riguardo bene, con maggiore attenzione, osservando in particolare la data: mi accorgo che oggi è il 30; è il giorno di rilascio di Intrepid!. Mi connetto al wiki internazionale, ci sono ancora le note di rilascio (se così si possono chiamare, vero Milo?) da finire di tradurre. Vedo le differenze degli ultimi aggiornamenti, c’è parecchio lavoro da fare. Inizio subito.

Ore 11.15: Inizio ad innervosirmi, con una frequenza di una modifica ogni 2 minuti, la pagina delle note di rilascio inizia a popolarsi di vari problemi. Alcuni anche un po’ stupidi, tipo: “Se stai usando QEMU, prima di schiacciare Alt+F4, assicurati di essere all’interno dell’applicazione altrimenti la finestra verrà chiusa”. Beh, scusate, ma ci avete scambiato per deficienti?… continuo lo stesso.

Ore 12.45: La pagina ha preso proporzioni esorbitanti, la stanchezza inizia a farsi sentire, stacco un po’ e vado a pranzo.

Ore 14.10: Dopo un bel caffè, torno a lavoro sulle note di rilascio. Per fortuna non ci sono state grandi modifiche, mi rimetto al lavoro. Ad un tratto succede qualcosa di inatteso…

Ore 15.11: … quadrispro mi pinga in irc, è uscita Intrepid Ibex. Lascio tutto e inizio ad apportare le modifiche al wiki (homepage, guida dell’installazione, link per il download e varie altre cose). Il tutto mi porta via altri 90 minuti circa (i 3/4 dei quali passati a bestemmiare contro il mio modem usb e firefox che oggi fanno i capricci). A tal proposito, mi sento in dovere di passarvi alcuni link importanti:

Ore 17.20: ora sono proprio stanco, stravolto, stremato, provato da una giornata frustante. Mi dedico un po’ al sano clicchettio sul web. Un articolo sul corriere di oggi mi aveva particolarmente colpito, parlava dei più clamorosi falsi scientifici della storia. Ho trovato di particolare interesse la lettura della vicenda dell'”Albero degli spaghetti (1957 – Bbc)” e dell'”Elisir di lunga vita (XVIII secolo – Cohaussen)”, non mancano ovviamente episodi attuali come il coreano Woo Suk Hwang che nel 2005 afferma al mondo intero di essere in grado di riprodurre cellule staminali fatte “su misura”, falso anche questo ovviamente. Una lettura bizzarra. Esaurito il dilettevole intrattenimento con le “bufale della scienza” , non so per qual motivo, mi ritrovo di sano punto su un video di youtube: c’è il senatore Cossiga intervistato da un giornalista, sta rispondendo in modo “malsano” (nel senso vero del termine, da “malato mentale”) alla domanda: “Cosa pensa delle manifestazioni contro la Gelmini degli ultimi giorni?”. Lascio giudicare a voi stessi: click. Da lì passo a leggere il blog di Beppe Grillo, l’ultimo post è davvero interessante, mi ha fatto pensare abbastanza (dategli un’occhiata). Proprio in questi momenti di rabbia, il mio caro amico di Bologna, lord_dex, mi pinga su irc e mi invia un link davvero divertente. E’ una foto scattata durante una manifestazione contro la riforma Gelmini e la voglio condividere con voi:

Apt-Get everywhere

… che dire, ma LOOOOOL. Bello, oggi mi sento un utente Gnu/Linux meno solo. :)

Ore 19.33: E’ arrivata l’ora di staccarsi dal pc…